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Home » Teatro » Stagione Teatrale » Antigone

Antigone
di Sofocle

ANTEPRIMA 27, 28, 29 Dicembre 2009 ore 20,30 INGRESSO GRATUITO PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA CON IL CONTRIBUTO DEL CONSIGLIO DI ZONA 9 - COMUNE DI MILANO

IN CARTELLONE DAL 25 al 1 Marzo 2010 ore 20,30 Domenica ore 16,30

**** "Lo spettacolo e vitale, impetuoso; vestito di teli e cordami il Coro e il protagonista di un tumulto gestuale di passioni con scene marziali e contorsioni corporali che, tra efficaci percursioni, traducono il declamato sofocleo cui siamo adusi in parossismo fisico fino allo straziante finale. Uno spettacolo veloce, intenso e appassionante, con una sua barbarica violenza, che alla fine ha conquistato il folto pubblico partecipe dell'evento. "
Il Giorno Ugo Ronfani

I ragazzi del carcere minorile C.Beccaria e la compagnia Puntozero saranno in scena con Antigone di Sofocle regia di Giuseppe Scutella

Scenografie, costumi, trucchi e musiche sono stati realizzati dai minori detenuti che hanno frequentato i laboratori teatrali che Puntozero ha attivato sia ll'interno dell'Istituto Penale sia nella sede di PuntozeroTeatro.

Grazie al sostegno del Centro Giustizia Minorile per la Lombardia, del personale dell'Istituto Penale C.Beccaria e del Corpo di Polizia Penitenziaria e stato possibile dare vita ad una compagnia stabile, in cui i giovani detenuti si sono cimentati nella produzione di Antigone, "recitanto" il duplice ruolo di tecnici e attori.

Prima valenza assoluta del progetto e l'aspetto relazionale che sfocia in una vera e prorpia collaborazione di squadra, in cui le competenze acquisite nei laboratori e gli sforzi dei singoli tendono alla realizzazione di un unico risultato finale che e al tempo stesso ludico e professionalizzante.

L'Antigone e spunto per indagare e riflettere sul rapporto tra l'uomo a la giusitzia; tema destinato a smuovere questioni, dubbi e verita incerte.

Puntozero da oltre dodici anni lavora all'interno del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano insegnando i mestieri del teatro: scenotecnica, illuminotecnica, sartoria, fonica, multimedialita, trucco e recitazione. Le competenze tecniche applicabili al teatro sono spendibili in contesti lavorativi diversificati, allargando le possibilita di occupazione nel mondo del lavorativo.

Si ringraziano le direzioni e il personale tutto de: CGM, IPM, USSM il comandante e gli agenti di PP, gli educatori e il servizio tecnico.

TESTO TRATTO DA WIKIPEDIA

Antigone (????????) e una tragedia di Sofocle, rappresentata per la prima volta ad Atene nel 442 a.C..

Appartiene al ciclo di drammi tebani ispirati alla saga dei Labdacidi, insieme all'Edipo Re e a Edipo a Colono, che descrivono la drammatica sorte di Edipo, re di Tebe, e dei suoi discendenti. Nell'economia drammaturgica del ciclo, Antigone e l'ultimo atto, anche se e stata scritta prima delle altre, ed e ispirato alla figura mitologica di Antigone.

Sofocle illustra in questo dramma l'eterno conflitto tra autorita e potere: in termini contemporanei, e il problema della legittimita della legge positiva. In una societa come quella dell'antica Grecia dove la politica (gli affari che concernono la citta) sono esclusiva degli uomini, il ruolo di dissidente della giovane donna Antigone si carica di molteplici significati, ed e rimasto anche dopo millenni un esempio sorprendente di complessita e ricchezza drammaturgica. A questa tragedia si ispiro il filosofo tedesco Georg Hegel per mettere in evidenza il dissidio sussistente tra legge etica e legge dello stato (in particolare lo stato assoluto), e dando un valore maggiore a quest'ultima, in quanto l'istituzione statale risulta essere piu evoluta rispetto all'istituzione familiare, piu antica e dunque meno evoluta.

Trama

Antigone rende partecipe sua sorella Ismene dell'intenzione di affrontare l'interdizione emessa dal re Creonte, anche a costo di essere lapidata dal popolo tebano, per portare a compimento i riti funebri sul corpo del fratello Polinice (ucciso dall'altro suo fratello Eteocle). Pur riconoscendo la correttezza morale del gesto, Ismene rifiuta di seguirla in questa impresa.

Quando Antigone sta per compiere quello che ritiene essere un suo dovere religioso, Creonte sviluppa, con una certa magniloquenza, davanti al coro di anziani tebani la sua filosofia politica e si propone spavaldamente alla prova del comandamento e delle leggi. Inserisce una minaccia velata indirizzata al corifeo, sospettandolo di corruzione. Antigone, pero, forte e tenace, e convinta di essere nel giusto dice «Ma per me non fu Zeus a proclamare quell'editto, ne la Giustizia che dimora tra gli dei. [...] Io seguo le leggi sacre e incrollabili degli dei, leggi non scritte, di quelle io un giorno dovro subire il giudizio. [...] E non credevo che i tuoi bandi fossero cosi potenti da sovrastare e sovvertire le leggi morali degli dei!».

La guardia allora informa il re della violazione del suo decreto. Il corifeo suggerisce a questi che la sua interdizione potrebbe essere una pessima decisione. Creonte si adira e gli impone di fare silenzio. Lo guarda, e lo accusa brutalmente di essere l'autore del misfatto, per del denaro. Il re lo minaccia di infliggergli i peggiori supplizi se non gli avesse portato rapidamente un colpevole per discolparsi.

E con il cuore carico di reticenze che egli ritorna, accompagnato da Antigone, sorpresa in flagrante delitto di recidiva. Lo scontro e immediato e totale: la giovane donna afferma l'illegittimita dell'editto regale, appellandosi alle leggi divine (e morali), non scritte ed eterne. Di fronte a questa argomentazione, Creonte cede terreno. Dopo che la giovane donna ha giustificato la sua lotta dovuta all'amore fraterno, esponendo cosi la sua motivazione fondamentale («io non sono fatta per vivere con il tuo odio, ma per stare con colui che amo»), egli finisce per smentire sua nipote: non e una donna che fara la legge.

Quando Ismene riappare, e per sentirsi accusata da suo zio di aver partecipato alla cerimonia funebre e per esprimere il suo desiderio di condividere la sorte di sua sorella. Questa rifiuta, giudicandola interessata (terrorizzata all'idea di ritrovarsi la sola sopravvissuta della sua famiglia). Creonte, esasperato da questo comportamento, le tratta da pazze e le fa mettere in reclusione in una caverna, la dove devono stare le donne.

Sopraggiunge il fidanzato della condannata, Emone. Il giovane principe osa dichiarare a suo padre che si trova in abuso di potere, reclamando «gli onori che si devono agli dei», commettendo cosi un «errore contro la giustizia». Ai propositi sfumati e pieni di buon senso del giovane uomo sul giusto modo di governare, il re risponde con delle ingiunzioni all'obbedienza incondizionata che i figli devono ai padri, il popolo al suo capo e con l' accusa di essere divenuto lo schiavo della sua fidanzata («Creatura disgustosa agli ordini di una donna»). Emone abbandona bruscamente i luoghi proferendo una promessa vaga che Creonte prende, a torto, per una minaccia contro la sua vita.

Tiresia sara l'ultimo protagonista di questo triplo confronto. L'indovino e venuto a dire al re che gli dei non approvano la sua azione e che ci saranno patimenti per la citta se Antigone non verra liberata e Polinice sepolto. Creonte insulta Tiresia e lo accusa di essersi venduto ai congiurati che minacciano il suo potere, ma, scosso dalle oscure premonizioni dell'indovino, il quale non si e finora mai sbagliato, si ravvede e decide di procedere ai funerali di suo nipote prima di andare a liberare Antigone. E purtroppo, troppo tardi: questa si e, nel frattempo, impiccata nella grotta dove era stata murata. Emone estrae la sua spada, gesto che suo padre interpreta come tentativo di ucciderlo, e ci si getta sopra.

Ritornando al palazzo, Creonte apprende, per finire, che anche sua moglie Euridice, dopo aver saputo della morte del figlio, si e appena uccisa. E annientato da questa serie di catastrofi («disastri venuti dai miei stessi piani») e non aspira che a una morte rapida («Ripulite questo luogo da un buono a nulla»). Il Corifeo ricava la morale da questo «intestardimento che uccide»: «Non bisogna disonorare la legge che gli dei ci impongono».

 

Regia
Giuseppe Scutellà

Scenografia
Michela Macroni
Franco Mazoni
Alberto Parisi
Domenico Scutellà

Musiche
Alex Piantanida

Costumi
Claudia Botta
Francesca Conte
Fernanda Francia

Combattimento scenico
Benedetta Morandi

Foto
X

Cast

Humanrooth Awosika
Antigone

Lisa Mazoni
Creonte

Miriam Bonifazi
Ismene

Khaled X
Emone

Cosmin X
Antonio Poretti
Tiresia

Erika Archinucci

Messaggero/Coro

Marta Caja
Messaggero/Coro

Natasha Cosim

Messaggero/Coro

Carlotta Del Bianco

Messaggero/Coro

Sara D'Ascagno
Messaggero/Coro

Mattia Franco

Messaggero/Coro

Elisa Murgese
Messaggero/Coro

X
Documentazione

Alessandro Furn
Tecnici Suono-Luci

Avangelia Kopidou
Chiara Parrella
Organizzazione

 

Running Time:
1 ora 20 minuti

 

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